Posted on: 16/10/2022 Posted by: Staff Comments: 0

La nostra avventura con i nuovi Ryzen basati su architettura Zen 4, nome in codice Raphael, inizia dalla recensione del processore AMD Ryzen 9 7900X, viceammiraglio di una famiglia che rappresenta un’evoluzione della precedente, ma non manca di novità importanti che comprendono un miglioramento netto sia delle prestazioni che dell’intera piattaforma.

Processo produttivo a 5 nanometri, socket AM5 da 230 W di erogazione ma compatibile con i dissipatori delle serie precedenti e nuovi core in grado di raggiungere frequenze fino a 800 MHz superiori in boost. Il tutto con GPU di serie integrata in ogni CPU, anche se a bassissima potenza, e compatibilità con i processori Ryzen desktop che usciranno da qui al 2025 incluso.

L’AMD Ryzen 9 7900X nel suo nuovo package magnetico

Caratteristiche hardware

Erede dell’AMD Ryzen 9 5900X e venduto al medesimo prezzo del predecessore, l’AMD Ryzen 9 7900X è un processore da 12 core e 24 thread pensato per chi vuole parecchia potenza bruta e frequenze elevate. Ma, in qualità di viceammiraglio, è indirizzato a chi non ha bisogno dei 16 core e 32 thread del top di gamma della serie e può quindi risparmiare qualcosa.

Certo, parliamo comunque di oltre 500€ che non sono pochi, tanto più considerando la necessità di acquistare sia un dissipatore che non è incluso nel pacchetto come per il modello precedente, sia nuove schede madri che costano più di quelle della generazione precedente, sia banchi di memoria DDR5 anche questi ben lontani dall’essere economici. Ma parliamo anche di una CPU che grazie alle novità, in primis la combinazione tra un incremento IPC del 13% e delle frequenze base del 27%, riesce a tirare fuori una potenza bruta non molto dissimile da quella dell’AMD Ryzen 9 5950X, il modello a 16 core in vetta alla generazione precedente. Ed è ovviamente merito dei nuovi core con cache L2 raddoppiata, del sempre fondamentale miglioramento delle latenze e di frequenze molto, molto più elevate.

L’AMD Ryzen 9 7900X, infatti, parte da 4.7 GHz di clock base e arriva a 5.6 GHz in boost sul singolo core, superando il suo predecessore di 1 GHz nel primo caso e di 800 MHz nel secondo. Il tutto senza considerare il PBO che con una dissipazione adeguata promette oltre 100 Mhz in più. Ed è questo balzo, permesso anche dal passaggio a transistor FinFET da 5 nanometri, il responsabile del netto aumento prestazionale, come vedremo evidente anche in ambito gaming. Tutto questo, tra l’altro, con una piattaforma che è un’evoluzione della precedente e che punta su un incremento del 25% delle prestazioni per watt che dovrebbe pesare parecchio nel caso dei processori mobile. Con la diminuzione dei consumi a 65 W, infatti, si parla di un aumento prestazionale fino al 74%, più che doppio rispetto a quello rilevato a piena potenza.

Non è il caso, in sostanza, di sottovalutare l’importanza dell’evoluzione della piattaforma che, come sappiamo, include supporto di serie per le memorie DDR5 fino a 6400 MHz con nuovi profili EXPO fino a 6000 MHz ottimizzati per le latenze e una spinta maggiore sull’interfaccia PCIe 5.0. Inoltre, cosa ancora più importante, le nuove schede madri, che interrompono la striscia di retrocompatibilità con i processori delle serie precedenti, montano un nuovo socket AM5 da 1718 pin che ora non sono più sul processore, laddove erano soggetti al rischio di deformarsi, ma nella scheda madre, in linea con quanto abbiamo già visto con le CPU Intel.

E c’è poi l’aumento dell’erogazione di corrente massima che sale fino a 230 W. Un fattore che punta a garantire maggiori margini di overclock ed a consentire la compatibilità delle nuove schede madri con i futuri Ryzen, almeno fino al 2025 incluso a detta di AMD. Non sarà quindi necessario cambiare motherboard per i processori con 3D V- Cache, previsti per il prossimo anno, e per tutti i processori delle famiglia successive.

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